Panzuto/Tognon, Chi sei tu? Vangelo dell’asino paziente

Panzuto/Tognon, Chi sei tu? Vangelo dell’asino paziente

Starts from: 26 febbraio 2016

Start Time 21:00 End Time23:30

di Antonio Panzuto e Alessandro Tognon
regia Alessandro Tognon
con Antonio Panzuto
voce dell’asino Giuseppe Panzuto
altre voci abitanti di Laurito (Sa)
Editing audio Franz Fabiano
macchinista di sala Gianugo Fabris
luci Paolo Pollo Rodighiero
suoni Stefano Merighi e Alessandro Tognon
scena Antonio Panzuto
Spettacolo Vincitore del Festival del Sacro di Lucca 2015

Gesù non è un re, non un filosofo, né un mago, né un medico.
Gesù non è un mistico, non è un sacerdote illuminato e nemmeno un santo. Ma il movimento della sua parola è quello che pone di fronte un uomo a un altro uomo, senza pesarne le colpe né le virtù né le ricchezze. Egli usa parole povere che tutti possano afferrare e fare proprie: prendete, ascoltate, venite, partite, ricevete, andate. Ma quello che vuole, non lo vuole per sé. Quello che vuole è che noi ci sopportiamo nel vivere insieme. Non dice: “amatemi”. Dice: “amatevi”. La sua parola appare vera solo in quanto disarmata. La sua potenza è di essere privo di potenza, fatto nudo, debole, povero.
La scena è un pezzo di deserto, un confine, una striscia fra ciò che appartiene al cielo e ciò che appartiene alla terra.
La storia è raccontata da un asino, il suo asino che a ritroso ricorda la vita accanto a lui.
È qui che avviene la rivelazione, l’interazione fra due esseri che vivono vicini, e viaggiano per le terre di Galilea lungo i margini di un mondo, lontani dal centro, abitando una periferia di qualche sud del mondo, in una terra che non vuole essere terra di nessuno.
“Essere nel mondo senza appartenere al mondo”, come ci dice Giovanni, nel suo Vangelo.
L’uomo e l’asino camminano: due marionette, costruite assemblando legni poveri e stoffe, ferraccio e fili di lana. Vanno qui e poi là. E camminano. Senza sosta. Si direbbe che il riposo gli è vietato. Se ne vanno a capo scoperto. La morte, il vento, l’ingiuria: ricevono tutto in faccia, senza mai rallentare il passo. Ciò che li tormenta è nulla rispetto a ciò che sperano.
Simone Weil scrive: “Il corpo del Cristo era un peso ben lieve, ma la distanza tra la terra e il cielo ha fatto da contrappeso all’universo …mediante la discesa di ciò che appartiene al basso, ciò che appartiene all’alto è innalzato. E noi non abbiamo il potere di innalzare. Abbiamo solo il potere di abbassare. Per questo abbassarsi è l’unica ascensione”.
Tutto il mondo di questo Vangelo dell’Asino è sospeso tra chi sta in alto e chi sta in basso, tra figure che scendono sulla terra di questo teatro e figure che si alzano al cielo, sollevate da semplici contrappesi a sottolineare la loro appartenenza al regno della leggerezza.