Claudio Morganti, L’amara sorte

Claudio Morganti, L’amara sorte

Starts from: 22 novembre 2015

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Questo lavoro potrebbe anche essere raccontato così.
Una notte ho sognato Beckett.
Con quegli occhi a spillo e il becco adunco mi fa: “Prendi uno dei miei testi… quello che vuoi… cambiagli tutte le parole e prova a verificare se accade il teatro”.

Detto fatto: nel prologo di questo spettacolo si dice: “Se si cambiano tutte le parole di un testo, ma si lascia intatta la struttura drammaturgica è possibile che accada comunque il teatro?”. È una domanda stupida? È una domanda oziosa? Oppure è la prova che le parole “testo”, “drammaturgia” e “teatro” sottintendono tre significati completamente diversi tra loro? Il protagonista rovista tra audiocassette (e non tra bobine), mangia prosciutto (e non banane), beve birra (e non vino) e poi scivola sul grasso, si soffia il naso e con una lente d’ingrandimento guarda cosa ne è uscito, canta, inforca occhiali da sole così da anticipare il buio.
Qualche giorno fa ho sognato Giacometti: mi ha detto che Beckett è assente.